Ecologia politica di Berlino: gli “spazi vuoti” non esistono

by Alessandra Caraffa

La ricerca di Robin Hueppe sulle periferie berlinesi, dall’Olocene alle proteste degli anni 70: come il paesaggio modella i quartieri residenziali Una vista del Märkisches Viertel nell’ex Berlino Ovest (Foto: BeOCeKa / CC0 1.0) L’architettura non può più limitarsi agli edifici. Ormai sappiamo che il paesaggio plasma l’ambiente urbano tanto quanto gli interventi di pianificazione su vasta scala. O forse di più. E visto che viviamo in un’epoca in cui le abitazioni non bastano mai e le città si trovano ad affrontare gli effetti di mutamenti climatici che colpiscono duramente soprattutto le regioni densamente popolate, non si può più temporeggiare su un cambio di approccio che sembra mettere d’accordo studiosi ed esperti di tutto il mondo. Ma il paesaggio non è fatto solo di colline e corsi d’acqua. Il già esistente, quello con cui si confrontano architetti e pianificatori, porta con sé la storia più antica del continente, l’eredità di insediamenti vecchi di secoli e lo spazio occupato dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. I quartieri residenziali di Berlino sono l’esempio perfetto di questa complessa stratificazione temporale. Berlino, il paesaggio naturale e l’abitare di massa Berlino è una città che sa essere densa, in modi assai diversi. Secondo un rapporto del 2021 del Centro di Competenza cittadino per i quartieri ad alta densità (Kompetenszentrum Großsiedlungen), oltre un quinto della popolazione urbana vive nei cinquanta complessi residenziali di massa della città, che coprono a malapena il 5% del territorio comunale. Le periferie, coi loro complessi residenziali del dopoguerra, sembrano essere state edificate su una tela bianca, su uno spazio vuoto che nel migliore dei casi era tutto da disegnare. O almeno così dev’essere sembrato ai pianificatori di allora. Eppure, come ricorda il professor Robin Hueppe, che studia molto da vicino i paesaggi dei complessi residenziali popolari di Berlino, non esiste qualcosa come una “terra vuota” in attesa di essere plasmata dalle nostre esigenze abitative. In un recente articolo apparso sulla rivista Landezine, Hueppe rilegge due quartieri periferici della città tedesca attraverso il loro paesaggio, rivelando una storia complessa di trasformazioni guidate dallo Stato, traumi bellici nascosti ed eredità postglaciali: “Prendendo in esame due esempi emblematici di Berlino, emersi in sfere storicamente distinte, Marzahn nell’ex Est e il Märkisches Viertel nell’ex Ovest, possiamo osservare come la terra e l’acqua abbiano agito da agenti centrali prima, durante e dopo la loro costruzione”. Tutto inizia dalla terra: quella destinata alla costruzione degli alloggi di massa edificati nel dopoguerra, soprattutto in periferia, non era uno spazio vuoto né un “deserto degradato”, come la descrivevano i pianificatori dell’epoca. Era terra già plasmata dalle condizioni del suolo e delle acque sotterranee postglaciali, “ma anche da abbondanti prove archeologiche che indicavano la colonizzazione agricola…

Epinexa Magazine