Agrivoltaico e orticoltura bioattiva, il test parte in Piemonte
by Redazione Innovando.News
A Serralunga di Crea, 84 moduli bifacciali coprono un orto sperimentale che integra produzione energetica, agricola e valore territoriale Il corridoio centrale del BioOrto ElettroAttivo mostra l’integrazione fra struttura metallica, moduli fotovoltaici bifacciali e aiuole rialzate: la copertura produce energia e crea condizioni microclimatiche favorevoli alle colture, migliorando l’impiego delle risorse naturali disponibili (Foto: Ecomotive Solutions/Holdim Group) Produrre elettricità e ortaggi sulla stessa superficie è una prova concreta di uso efficiente del suolo. A Serralunga di Crea, nella provincia italiana di Alessandria, è entrato nella fase operativa il BioOrto ElettroAttivo, un impianto pilota che combina una copertura fotovoltaica semitrasparente con un sistema di coltivazione in casse rialzate. I promotori lo presentano come la prima applicazione concreta di un modello sviluppato da Holdim Group ed Ecomotive Solutions, insieme a partner industriali, scientifici e territoriali. La notizia è rilevante soprattutto per il metodo. Il progetto coordina produzione elettrica, gestione del microclima, qualità del suolo e condivisione locale dell’energia. La superficie coperta è di circa 190 metri quadrati; la struttura ospita 84 moduli fotovoltaici bifacciali a doppio vetro, per una potenza di 25,6 kWp. Sotto la copertura si trova un orto di circa 200 metri quadrati, suddiviso in dieci casse rialzate, con una superficie coltivabile netta di 87,5 metri quadrati. La produzione attesa è di 33,8 MWh l’anno. L’infrastruttura è piccola, ma consente di osservare le interazioni tra ombreggiamento, colture, consumi e manutenzione. Il suo valore dipenderà dalla capacità di raccogliere dati comparabili e verificare se l’integrazione produca vantaggi tecnici, agronomici ed economici rispetto a soluzioni separate. Una vista d’insieme dell’impianto agrivoltaico di Serralunga di Crea, sviluppato su una copertura semitrasparente di circa 190 metri quadrati: sotto gli 84 moduli fotovoltaici bifacciali trovano posto dieci casse rialzate dedicate all’orticoltura bioattiva, in un sistema modulare e replicabile (Foto: Ecomotive Solutions/Holdim Group) Una copertura semitrasparente per gestire luce e colture Nel modello di Serralunga, i moduli sono parte della progettazione agronomica. La copertura lascia filtrare una quota della radiazione e crea zone d’ombra che possono attenuare gli eccessi di calore. In teoria, l’assetto può limitare l’evaporazione e proteggere le piante nelle fasi meteorologiche più intense; l’effetto reale varia però con specie, stagione, geometria dei pannelli e irrigazione. Per questo il monitoraggio agronomico è decisivo quanto la misura della resa elettrica. La scelta dei moduli bifacciali aggiunge un elemento tecnico: i dispositivi possono convertire anche la radiazione che raggiunge il lato posteriore, compresa quella riflessa dalle superfici sottostanti. La resa dipenderà da albedo, distanza dal terreno, inclinazione e ombre della…