Biodiversità: il futuro delle acque dolci inizia dalle città

by Alessandra Caraffa

Come un nuovo approccio alla pianificazione può trasformare i corsi d’acqua degradati in centri di ripristino degli habitat acquatici Giardini collettivi sul fiume Tagil, vicino a Nizhny Tagil, in Russia (Foto: Vyacheslav Bukharov / CC BY-SA 4.0) Sepolta nel cemento delle nostre città si nasconde una delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo. Spesso ridotti a canali artificiali o stipati sotto strati di asfalto, i corsi d’acqua urbani custodiscono in realtà la chiave per rispondere a una crisi globale silenziosa ma devastante: il collasso degli ecosistemi d’acqua dolce. Un recente studio internazionale ribalta la prospettiva classica della pianificazione urbana: se finora le città sono state i principali motori di questo degrado, oggi la ricerca scientifica dimostra che proprio i tessuti urbani possono diventare i mille cuori pulsanti di un impegno globale per il ripristino e il recupero degli ecosistemi di acqua dolce. Crisi delle acque dolci: un’emergenza che chiama in causa il nostro abitare Fiumi, laghi e zone umide occupano poco più del 2% della superficie terrestre, eppure ospitano quasi il 10% di tutte le specie animali conosciute e descritte. Gli ecosistemi di acqua dolce sono però anche tra i più minacciati: la perdita globale di zone umide procede a un tasso tre volte superiore a quello di deforestazione, e solo il 37% dei fiumi più lunghi del pianeta scorre ancora liberamente per tutta la sua lunghezza. Così, nel giro di pochi decenni, le popolazioni di vertebrati d’acqua dolce sono diminuite di circa l’84%. E i corsi d’acqua urbani sono al centro di questo rapido declino. Come si legge in uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Journal of Environmental Planning and Management, le principali minacce a questi ecosistemi sono la perdita e il degrado degli habitat, l’inquinamento, la modifica del flusso idrologico, la frammentazione, i cambiamenti idroclimatici, il sovrasfruttamento e le specie acquatiche invasive – fattori di pericolo che inevitabilmente aumentano nel contesto urbano: “Negli ambienti urbani, queste minacce persistenti ed emergenti si intensificano a causa del cambiamento concentrato dell’uso del suolo, dell’espansione delle infrastrutture e dell’alterazione idrologica”. Secondo i ricercatori, ci troviamo nel pieno di una crisi della biodiversità delle acque dolci – una crisi che va affrontata anche con una pianificazione urbana consapevole. Anche se le nostre città ospitano alcuni dei fiumi, delle zone umide e degli stagni più degradati del mondo, spiegano i ricercatori, offrono anche enormi opportunità per proteggere e ripristinare la fauna selvatica di acqua dolce. Specchio d’acqua dolce nel parco Beihai, a Pechino: anche se le nostre città ospitano alcuni dei fiumi, delle zone umide e degli stagni più degradati del mondo, spiegano i ricercatori, offrono anche enormi opportunità per proteggere e ripristinare la fauna selvatica di acqua dolce (Foto: Reinhold Möller / CC BY-SA 4.0) Ingegneria dei…

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