Importanza dell'ascolto durante la gravidanza
Anna Bischi, Puericultrice
Importanza dell'ascolto durante la gravidanza Nella vita, noi come essere umani, siamo abituati a correre, a muoverci così veloci da perdere di vista il nostro essere. Noi chi siamo? Quando gli altri ci domandano come stiamo abbiamo già una risposta da dare loro, una risposta che non abbiamo nemmeno pensato, che esce d’impulso. Diciamo “bene grazie, tu?” senza soffermarsi mai su come realmente ci sentiamo, e se non sappiamo ascoltare noi stessi con sincerità, non riusciremo a farlo con gli altri. Non andiamo quasi mai in profondità, ma c’è un momento in particolare della vita, che richiede del tempo, di lasciare le cose di fuori, fuori, ed iniziare a prendersi cura delle cose di dentro: aspettare un bambino. Questa notizia inevitabilmente porta dei cambiamenti alla famiglia, soprattutto alla gestante. La gravidanza cambia la donna, sia esteriormente che interiormente. Attraversa, durante i nove mesi di gestazione, tre trimestri, in cui proverà gioia, paura, ansia, idealizzazioni, dubbi, amore, forza... proverà sentimenti contrastanti e vivrà e sentirà per due. Questo periodo di endogestazione ha bisogno di essere assecondato, di essere compreso ma anche di essere accolto come un tempo di semina, poiché verrà il momento in cui ci sarà da raccogliere i frutti di quei semi che saranno stati piantati nei nove mesi di gravidanza. Non è solo il bimbo a dover lavorare, e neanche solo il corpo della madre a mandare avanti il tutto. Ci deve anche essere un lavoro che parte dall’interno della donna. L’attesa non è altro che un viaggio in cui possiamo decidere se rimanere a guardare in modo passivo, o iniziare a scoprire, a camminare, ad osservare attivamente il tempo che ci viene concesso prima di vedere con i nostri occhi il bambino. In questo periodo dobbiamo imparare a conoscerci, a sentire e riconoscere i nostri bisogni. Spesso ci sentiamo insoddisfatti, sofferenti, frustrati e tristi anche se apparentemente crediamo di stare bene. Non riusciamo a porci domande profonde perché il qui ed ora ci sfugge… ecco, dobbiamo reimparare a vivere nel presente, nel qui ed ora e dico re-imparare non per caso. Quante volte ci lamentiamo che i nostri figli, fratellini, nipotini siano lenti nel fare le cose? Nello scegliere qualcosa, nel legarsi le scarpe, nel giocare, nel lavarsi le manine… quante volte pronunciamo queste frasi “ma ti vuoi muovere? Sei così lento. Dobbiamo andare!”. Siamo stati tutti bambini e se ci mettessimo in silenzio ad osservare i loro modi di fare ci ricorderemmo che quello che noi adesso evitiamo, prima lo avevamo: tempo, profondità, stupore. I più piccoli conoscono molto bene il presente e lo assaporano in tutta la sua pienezza. Forse è anche per questo che riescono a stupirsi per le cose più semplici, perché la loro mente è lì e non al futuro da rincorrere, non al passato da lasciarsi alle spalle. Importante è imparare a rispondersi, ma ancor prima di riuscire a trovare la risposta, è importante capire la domanda che ci poniamo, e finché…