La nascita: memoria e esperienza del ventre materno

Anna Bischi, Puericultrice

La nascita: memoria e esperienza del ventre materno Frédérick Leboyer, ginecologo e ostetrico francese, fondatore del “parto senza violenza” (o metodo Leboyer), scrive "nulla si dimentica, la nascita meno di tutto il resto" cosa avrà voluto dire con questa espressione? Se la nascita non si dimentica perché allora non ne abbiamo memoria? I nostri ricordi risalgono ancor prima della nostra nascita e questo perché registriamo suoni, emozioni, sensazioni già nel grembo materno. Vediamo con gli occhi di nostra madre il mondo. E quello che accade nel periodo dell'endogestazione è lo stesso del periodo di esogestazione, in cui facciamo esperienza della vita attraverso nostra madre, poiché è da lei che noi vediamo il mondo e lo riceviamo per come ce lo veicola. Tutto di lei è la nostra prima esperienza. Alla nascita riconosciamo la sua voce, la sua pelle, perché ne facciamo memoria già nel grembo materno. Tanti bambini raccontano le esperienze vissute nel ventre della madre, ricordano la sensazione e come stavano. Quando siamo piccoli amiamo stare rannicchiati nel lettone vicino a mamma. Dormire assieme a lei è come un ricordo del paradiso... Ciò che ci spinge a ricercare la sua vicinanza sta nel ricordo impresso dentro di noi, in ogni parte di noi, nella memoria cellulare. Una memoria indelebile che si cela nelle nostre cellule e portiamo con noi ogni giorno della nostra esistenza. Cancellare a priori la possibilità di osservare l'evento del parto in un'ottica diversa da quella cui siamo abituati è sbagliato. Se veramente ricordassimo la nascita? Ce lo siamo mai chiesto? E se fosse vero che la nascita non si dimentica, è giusto venire al mondo con i metodi ed i mezzi che al giorno d'oggi sono divenuti normalità e che sono lontani dal parto fisiologico e da una nascita senza violenza? Chiediamoci, cosa vorremmo per i nostri figli? Come vorremmo che sia il loro primo sguardo, la loro prima esperienza a questa vita?

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