Greta Preatoni: “Mai innamorarsi della tecnologia fine a se stessa”

by Gabriele Testi

Dall’ETH a MYNERVA, il calzino Leia della founder italo-islandese collega stimolazione neurale, pazienti e accesso alle cure per la neuropatia Greta Preatoni presenta MYNERVA in un contesto pubblico dedicato all’innovazione: una ricerca nata all’ETH di Zurigo diventa percorso imprenditoriale, là dove il tema centrale è portare il MedTech dal prototipo alla validazione clinica, fino all’accesso dei pazienti e al rimborso (Foto: MYNERVA) Italo-islandese, formatasi fra neuroscienze, neuroingegneria e ricerca applicata, Greta Preatoni ha trasformato una domanda scientifica sul tatto artificiale in una startup MedTech nata per affrontare una delle complicanze più invalidanti della neuropatia. La storia di MYNERVA non nasce da un esercizio astratto di tecnologia, ma da un incontro progressivo con il problema clinico. Durante il dottorato all’ETH di Zurigo, Greta lavora sulla stimolazione neurale e sulla possibilità di restituire una forma di sensibilità artificiale. Da quel primo prototipo, ancora sperimentale ma già promettente, prende forma l’intuizione che una tecnologia sviluppata nel contesto della neuroingegneria possa rispondere a un bisogno molto più ampio: aiutare i pazienti colpiti da neuropatia, perdita di sensibilità e dolore cronico, condizioni che incidono non soltanto sulla salute, ma anche sull’autonomia quotidiana, sulla mobilità e sulla percezione di sicurezza del proprio corpo. In questa traiettoria, il dato personale conta quanto quello tecnologico. Preatoni racconta infatti un passaggio non lineare: dalla curiosità scientifica alla responsabilità imprenditoriale, dal laboratorio alla costruzione di un’azienda medica, dalla fascinazione per la tecnologia alla consapevolezza che il vero centro del lavoro non è il dispositivo in sé, ma il paziente. La sua frase più significativa è forse proprio questa: non bisogna innamorarsi della tecnologia che si sviluppa, ma del problema che si vuole risolvere. È una postura rara nel deep tech, perché sposta l’innovazione dal terreno dell’invenzione a quello dell’impatto clinico, regolatorio e sociale. MYNERVA nasce quindi come spin-off della ricerca svizzera, ma cresce dentro una dimensione più ampia: quella di una nuova generazione di fondatori europei capaci di unire rigore scientifico, attenzione al mercato, dialogo con i pazienti e comprensione dei sistemi sanitari. Il dispositivo Leia, sviluppato dalla startup, si colloca in questa frontiera: una tecnologia sensoriale e adattiva pensata per contribuire al trattamento della neuropatia e per inserirsi, nel tempo, in percorsi di cura personalizzati, basati su dati continui e su soluzioni indossabili. Non è soltanto una promessa di digital health, ma anche un banco di prova per capire quanto sia complesso portare un’innovazione medica dal prototipo alla rimborsabilità, dalla validazione clinica all’adozione su larga scala. Nella chiacchierata con Innovando.News, Greta Preatoni parla con il linguaggio di chi ha già attraversato il cambio di…

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