Claudia Glass: “Il reggiseno sportivo è pura attrezzatura tecnica”
by Gabriele Testi
La founder di Swijin racconta ricerca, biomeccanica e supporto femminile nello sportswear sviluppato insieme a EMPA e Innosuisse Claudia Glass illustra al pubblico del LAC di Lugano l’evoluzione dei prototipi Swijin: dal lavoro su sostegno, vestibilità e materiali nasce un approccio progettuale che mette al centro il corpo femminile e le sue esigenze nello sport reale (Foto: DigitalFlow.ch) Un reggiseno sportivo può sembrare un prodotto semplice solo a chi non lo ha mai progettato davvero. Per un’atleta, invece, può diventare la differenza fra libertà di movimento e dolore, fra continuità nell’allenamento e rinuncia, fra performance e adattamento forzato. È da questa frattura, rimasta a lungo ai margini dell’industria dello sportswear, che nasce il lavoro di Claudia Glass, founder di Swijin. Prima di diventare imprenditrice, Glass ha insegnato per oltre vent’anni. Il passaggio dalla scuola alla costruzione di una startup non è avvenuto per inseguire una tendenza del mercato, ma per dare forma a una risposta tecnica a un problema reale: l’assenza di un sostegno biomeccanico adeguato per la parte superiore del corpo femminile durante l’attività sportiva. Swijin, azienda svizzera con sede a Zurigo, si colloca precisamente in questo spazio: non nell’athleisure, non nella moda sportiva intesa come immagine, ma nello sviluppo di capi ad alte prestazioni progettati a partire dal corpo delle donne. La categoria del reggiseno sportivo, nella visione di Claudia Glass, è stata per troppo tempo trattata come un accessorio. Eppure le testimonianze raccolte fra atlete professioniste raccontano altro: sfregamenti, dolore al seno, fasce sottoseno troppo rigide, respirazione limitata, capi sovrapposti, soluzioni improvvisate e, in alcuni casi, allenamenti accorciati o evitati. Da qui nasce una domanda industriale molto concreta: che cosa cambierebbe se questo prodotto fosse considerato a tutti gli effetti un’attrezzatura sportiva? La risposta di Swijin passa dalla ricerca applicata. In collaborazione con EMPA, i Laboratori federali svizzeri per la scienza e la tecnologia dei materiali, il progetto ha portato materiali, fisiologia dello sport, biomeccanica e design di prodotto dentro un percorso di sviluppo rigoroso. Non si tratta soltanto di scegliere tessuti più performanti, ma di misurare punti di pressione, stabilità, traspirazione, asciugatura, adattamento alle diverse corporature e comportamento del capo durante il movimento reale. Il corpo femminile non viene interpretato come una variazione del corpo maschile, ma come il punto di partenza del processo progettuale. In questa prospettiva, l’innovazione women-first non è uno slogan. Richiede tempo, investimenti, prototipi, test, prove d’uso, modellistica, filati costosi, competenze manifatturiere e una filiera disposta a confrontarsi con soluzioni complesse. Il sostegno di Innosuisse ha permesso a Swijin di affrontare questo percorso all’interno dell’ecosistema svizzero dell’innovazione, coinvolgendo…