Il DNA antico e i nemici invisibili della Grande Armée di Napoleone
by Alessandra Caraffa
Oltre il Generale Inverno: la disfatta dell’esercito di Bonaparte durante la campagna di Russia fu dovuta (anche) a due batteri insospettati La ritirata di Napoleone da Mosca in un celebre dipinto di Adolf Northen: tra le cause della disfatta, due batteri insospettati (Foto: Public Domain) Il DNA antico rivela la presenza di patogeni insospettati nei resti dei soldati della Grande Armée napoleonica morti durante la rovinosa ritirata dalla Campagna di Russia. Tra le cause che portarono alla morte di centinaia di migliaia di soldati non c’erano soltanto il freddo e la stanchezza, ma anche due batteri: Salmonella enterica subsp. enterica, responsabile della febbre paratifoide, e Borrelia recurrentis, associato alla febbre ricorrente, una malattia trasmessa da un pidocchio che provoca l’alternarsi di febbre alta e periodi di remissione. La Grande Armée di Napoleone, l’inverno russo e i batteri Nel giugno del 1812, Napoleone radunò una forza militare di oltre 500.000 soldati. La Grande Armée dell’imperatore avrebbe raggiunto Mosca, ma sarebbe andata incontro alla catastrofe: la ritirata dalla Russia iniziò in ottobre, e il Generale Inverno lasciò sul campo circa 300.000 uomini. Secondo gli storici, e le testimonianze del tempo, non fu tanto l’esercito russo a causare la morte di così tanti soldati, quanto una spietata combinazione di freddo, fame e malattie. Un medico che operò durante la Campagna di Russia, J.R.L. de Kirckhoff, descrisse dettagliatamente le malattie che affliggevano i soldati di Napoleone – soprattutto tifo, dissenteria, febbre, ittero e polmonite. A lungo si è sospettato che il tifo, noto anche come “febbre da campo”, fosse la principale causa della fine della Grande Armée. Il sospetto aveva trovato conferma nel ritrovamento di pidocchi vettori della malattia sui resti di alcuni soldati rinvenuti a Vilnius: alcuni di questi soldati, si legge in uno studio del 2006, presentavano tracce di DNA di batteri come Rickettsia prowazekii, che causa il tifo epidemico, e Bartonella quintana, legata alla cosiddetta “febbre delle trincee”. Tuttavia, come spiegano gli scienziati dell’Istituto Pasteur, che hanno analizzato i resti dei soldati di Napoleone usando tecnologie molto più evolute, lo studio del 2006 non poteva contare su una risoluzione sufficiente a fornire prove inequivocabili della presenza di questi patogeni. Oggi, utilizzando metodologie aDNA (ancient DNA) all’avanguardia, i ricercatori hanno identificato altro materiale genetico. Stavolta, però, fornendo delle prove dirette dell’esistenza di due specifici agenti patogeni tra gli uomini di Napoleone. Cosa ha ucciso i soldati di Napoleone? Il nuovo studio Gli scienziati dell’Unità di Paleogenomica Microbica dell’Istituto Pasteur, in collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Bioculturale dell’Università di Aix-Marseille, hanno estratto e analizzato il DNA di 13 soldati della Grande Armée riesumati a Vilnius nel 2002, e hanno utilizzato tecniche di sequenziamento di nuova…