Laia Grassi: “Il vero lavoro creativo è sempre la libertà di scelta”

by Gabriele Testi

La Creative Director di Utopai Studios spiega come GenAI, cinema e advertising cambiano immaginari, etica e produzione audiovisiva Laia Grassi interviene sul palco in qualità di GenAI Creative Director, portando al centro del dibattito il rapporto fra intelligenza artificiale generativa, creatività e nuovi linguaggi della comunicazione: la sua attività si colloca fra direzione creativa, formazione e sperimentazione applicata ai processi d’innovazione Per decenni la direzione creativa ha avuto un rapporto quasi fisico con i limiti della produzione: budget, troupe, location, tempi di post-produzione, mediazioni con il cliente e compromessi con la realtà. L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa non ha cancellato questo mestiere, ma ne ha spostato il baricentro. La domanda non è più soltanto come realizzare un’idea, ma quali immagini, storie e immaginari meritino davvero di essere portati nel mondo quando generarli è diventato molto più facile. È dentro questa trasformazione che si muove Laia Grassi, creative director, artista e professionista della comunicazione con oltre vent’anni di esperienza fra pubblicità, direzione artistica, branding, cinema e nuove tecnologie. Il suo lavoro attraversa il passaggio forse più delicato dell’industria creativa contemporanea: quello in cui l’AI smette di essere percepita come semplice acceleratore operativo e diventa una presenza attiva nei processi di ideazione, sviluppo visivo, prototipazione e produzione narrativa. Il profilo professionale di Laia Grassi racconta bene questa traiettoria. Dopo una lunga esperienza nella pubblicità tradizionale, Grassi ha concentrato una parte crescente della propria attività sulla GenAI applicata alla comunicazione, alla formazione dei team creativi, alla consulenza per brand internazionali e alla sperimentazione audiovisiva. Oggi, come Creative Director di Utopai Studios, lavora alla costruzione di storie cinematografiche generate e dirette con il supporto dell’intelligenza artificiale. La sua prospettiva è interessante perché evita due scorciatoie frequenti nel dibattito sull’AI: la paura indistinta della sostituzione e l’entusiasmo superficiale per l’efficienza. Per Grassi, il punto decisivo non è stabilire se la macchina sia creativa oppure no, ma capire che cosa fa l’essere umano quando la macchina produce con competenza, rapidità e abbondanza. In un mercato in cui immagini, video e testi possono essere generati da chiunque, la differenza non sta più nella sola rifinitura tecnica, ma nella presenza di una visione riconoscibile. Un visore futuristico e un’interfaccia luminosa trasformano il gesto umano in esperienza digitale, rappresentando il punto di contatto fra realtà aumentata, moda tecnologica e AI creativa: un lessico visivo utile per raccontare ambienti immersivi e nuove interazioni (Illustrazione: Laia Grassi) Una scena illustrata dai colori accesi trasforma l’immaginario mediterraneo in un ambiente grafico popolato da figure, architetture e dettagli…

Epinexa Magazine