Permafrost, rocce e CO2: il disgelo mostra un ciclo più complesso
by Chi Dang
Nei corsi d’acqua del Plateau tibetano, nuove misure indicano che l’alterazione minerale può compensare parte delle emissioni fluviali I fiumi del Plateau Qinghai-Tibet drenano alcune delle maggiori sorgenti idrografiche dell’Asia: nelle loro acque si intrecciano carbonio organico, carbonio inorganico e processi di alterazione chimica delle rocce liberate dal disgelo (Foto: Liwei Zhang/EPFL) Il disgelo del permafrost viene spesso raccontato come una miccia climatica: il terreno ghiacciato si riscalda, la materia organica rimasta intrappolata per millenni torna disponibile, microrganismi e corsi d’acqua la trasformano in CO2 e metano, e l’atmosfera riceve nuovi gas serra. Una ricerca pubblicata su “Nature” il 17 giugno 2026 introduce però un elemento meno lineare. Il suolo gelato che si degrada non libera soltanto carbonio antico: può anche esporre minerali capaci di sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera attraverso l’alterazione chimica delle rocce. Lo studio, rilanciato dal Politecnico Federale di Losanna, non ridimensiona il rischio climatico associato al disgelo. Al contrario, mostra quanto siano incompleti i modelli che trattano il permafrost soltanto come una fonte di emissioni. Il gruppo internazionale, con ricercatori di Germania, Cina, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, ha analizzato 50 fiumi del Plateau Qinghai-Tibet, nelle sorgenti di alcuni dei maggiori bacini idrografici asiatici. L’area studiata copre circa 780.000 chilometri quadrati e si estende tra 1.650 e 4.820 metri di quota. Il dato centrale è che i flussi di carbonio generati dall’alterazione delle rocce possono compensare una quota rilevante delle emissioni fluviali di CO2. Secondo i risultati, la compensazione varia da circa il 15 per cento nelle zone con permafrost continuo a oltre 100 per cento dove la copertura è sporadica o isolata. Su scala regionale, l’articolo scientifico indica una compensazione pari a circa il 35 per cento delle emissioni dei fiumi, mentre l’analisi lungo il gradiente di degradazione evidenzia un valore mediano complessivo del 78 per cento. Il lavoro sul campo nei corsi d’acqua del Plateau Qinghai-Tibet ha permesso di misurare emissioni di CO2, composizione chimica e segnali isotopici, chiarendo come la degradazione del permafrost modifichi il rapporto tra carbonio rilasciato e sequestrato (Foto: Umeå University) Un meccanismo geochimico che entra nel bilancio climatico Per comprendere il risultato occorre distinguere fra due componenti del ciclo del carbonio. La prima è biologica: la materia organica scongelata viene degradata e può produrre CO2 o CH4. La seconda è geologica: l’acqua interagisce con minerali liberati dal disgelo, ne modifica la composizione chimica e, in determinate condizioni, consuma CO2 formando bicarbonati e altri composti disciolti che vengono trasportati dai fiumi. Questo secondo fenomeno, noto come rock weathering, non è nuovo per le scienze della Terra. È però meno considerato negli studi sul permafrost,…